Come funziona il congedo parentale e chi può richiederlo?
Il congedo parentale come astensione facoltativa dal lavoro
Il congedo parentale è un diritto riconosciuto ai genitori lavoratori che permette di astenersi temporaneamente dal lavoro per prendersi cura dei propri figli, mantenendo il rapporto di lavoro e ricevendo un'indennità economica nei periodi previsti dalla legge.
Nel 2026, il congedo parentale può essere richiesto da entrambi i genitori, anche contemporaneamente, secondo le condizioni previste per la rispettiva categoria professionale. A differenza della maternità e della paternità obbligatorie, rappresenta una forma di astensione facoltativa.
| Tipo di congedo | Destinatari | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Congedo parentale | Madre e padre lavoratori | Facoltativo, utilizzabile anche in più periodi |
| Congedo di maternità | Madre lavoratrice | Astensione obbligatoria per le dipendenti, generalmente di 5 mesi |
| Congedo di paternità obbligatorio | Padri lavoratori dipendenti e altre figure ammesse dalla legge | 10 giorni lavorativi, indennizzati al 100% della retribuzione |
Il congedo parentale si aggiunge alle tutele previste per la nascita di un figlio e non sostituisce i congedi obbligatori.
I requisiti per lavoratori dipendenti, autonomi e Gestione Separata
Per richiedere il congedo parentale è necessario essere genitori lavoratori e soddisfare i requisiti previsti per la propria categoria professionale.
Le principali condizioni nel 2026 sono:
Lavoratori dipendenti: devono avere un rapporto di lavoro in corso. Il diritto viene meno alla cessazione del rapporto e non spetta ai lavoratori domestici e a domicilio.
Lavoratori autonomi: devono appartenere alle categorie tutelate dalla specifica gestione previdenziale, aver versato i contributi relativi al mese precedente l'inizio del congedo e astenersi effettivamente dall'attività lavorativa.
Iscritti alla Gestione Separata: devono essere privi di pensione e di altra copertura previdenziale obbligatoria, avere un'attività lavorativa in corso, astenersi dal lavoro e possedere almeno un mese di contribuzione effettiva con aliquota maggiorata nel periodo di riferimento.
Per gli iscritti alla Gestione Separata, il periodo contributivo considerato dipende anche dal momento in cui viene utilizzato il congedo.
Il diritto al congedo parentale non dipende dall'ISEE o dal reddito familiare, ma dalla situazione lavorativa e dai requisiti previdenziali. Le condizioni di accesso possono quindi variare tra lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti con partita IVA.
Il diritto al congedo in caso di adozione o affidamento
Il congedo parentale spetta anche ai genitori adottivi e affidatari, secondo le condizioni previste per la loro categoria professionale.
Per i lavoratori dipendenti, dal 1° gennaio 2026, il periodo di utilizzo è stato esteso fino a 14 anni dall'ingresso del minore in famiglia, senza superare il raggiungimento della maggiore età.
Per i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione Separata si applicano limiti temporali differenti.
In caso di adozione o affidamento, il riferimento per il calcolo del periodo disponibile è l'ingresso del minore in famiglia, anziché la data di nascita.
Quanto dura il congedo parentale per madre e padre?
I mesi spettanti a ciascun genitore e alla coppia
Nel 2026, il congedo parentale per i lavoratori dipendenti dura complessivamente fino a 10 mesi per entrambi i genitori, elevabili a 11 mesi se il padre usufruisce di almeno 3 mesi di congedo, anche frazionati.
La durata dipende da come i genitori decidono di suddividere i periodi di astensione dal lavoro.
| Situazione familiare | Durata massima | Mesi indennizzabili |
|---|---|---|
| Madre lavoratrice dipendente | 6 mesi | Fino a 6 mesi |
| Padre lavoratore dipendente | 6 mesi, elevabili a 7 se utilizza almeno 3 mesi | Fino a 6 mesi |
| Entrambi i genitori dipendenti | 10 mesi complessivi, elevabili a 11 | 9 mesi complessivi senza condizioni di reddito |
| Genitore solo dipendente | 11 mesi | 9 mesi senza condizioni di reddito |
Dei 9 mesi complessivamente indennizzabili, 3 sono riservati alla madre, 3 al padre e altri 3 possono essere utilizzati alternativamente da uno dei due genitori. I periodi individuali non sono trasferibili.
I mesi ulteriori rispetto ai 9 normalmente indennizzati possono essere retribuiti al 30% soltanto quando il reddito individuale del richiedente è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo annuo di pensione.
Il genitore solo ha diritto a tutti gli 11 mesi, anche in caso di affidamento esclusivo riconosciuto secondo la normativa vigente.
La durata per lavoratori autonomi e Gestione Separata
Per i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione Separata, il periodo di congedo parentale segue regole differenti rispetto ai dipendenti.
| Categoria professionale | Durata individuale | Durata complessiva indennizzabile |
|---|---|---|
| Lavoratori autonomi | 3 mesi per ciascun genitore | Fino a 6 mesi se entrambi sono autonomi |
| Iscritti alla Gestione Separata | 3 mesi riservati a ciascun genitore, più una quota condivisa | Fino a 9 mesi tra i genitori |
Per gli iscritti alla Gestione Separata, i 3 mesi aggiuntivi possono essere utilizzati alternativamente dai genitori. Un singolo genitore può quindi arrivare a 6 mesi indennizzati, rispettando il limite complessivo.
Quando madre e padre appartengono a categorie professionali diverse, la durata effettivamente disponibile deve essere determinata applicando i rispettivi limiti individuali e quelli complessivi previsti dalla legge.
Fino a quando si può utilizzare il congedo parentale?
Il limite di età del figlio per i lavoratori dipendenti
Dal 1° gennaio 2026, i genitori lavoratori dipendenti possono utilizzare il congedo parentale fino al compimento dei 14 anni di vita del figlio. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti esteso il precedente limite di 12 anni, senza modificare la durata massima del congedo spettante.
Il momento dal quale è possibile iniziare a fruire del congedo dipende dal genitore:
Per la madre lavoratrice dipendente, il congedo parentale può iniziare al termine del congedo di maternità successivo al parto.
Per il padre lavoratore dipendente, il congedo può iniziare dalla nascita del figlio, anche durante il periodo di maternità della madre.
Il nuovo limite si applica ai periodi di congedo parentale fruiti dal 1° gennaio 2026, anche per figli nati negli anni precedenti che non abbiano ancora compiuto 14 anni.
Per i periodi utilizzati fino al 31 dicembre 2025 rimane valido il precedente limite di 12 anni.
L'estensione riguarda l'età entro cui usufruire del diritto, non il numero di mesi complessivi disponibili. I genitori devono quindi rispettare i limiti individuali e familiari previsti dalla legge.
Le scadenze per autonomi, Gestione Separata e adozioni
L'estensione a 14 anni non riguarda tutti i genitori lavoratori. Nel 2026, i limiti temporali variano in base alla categoria professionale e alla situazione familiare.
| Categoria professionale | Figlio biologico | Adozione o affidamento |
|---|---|---|
| Lavoratori dipendenti | Entro i primi 14 anni di vita | Entro 14 anni dall'ingresso in famiglia, senza superare la maggiore età |
| Lavoratori autonomi | Entro il primo anno di vita | Entro un anno dall'ingresso in famiglia |
| Iscritti alla Gestione Separata | Entro i primi 12 anni di vita | Entro 12 anni dall'ingresso in famiglia o in Italia, secondo il caso |
Per i lavoratori autonomi, la madre può utilizzare il congedo dopo la fine del periodo coperto dall'indennità di maternità, mentre il padre può iniziare dalla nascita del bambino.
Nei casi di adozione o affidamento, il periodo di riferimento decorre dall'ingresso del minore in famiglia o in Italia, secondo la tipologia di procedura. Per gli iscritti alla Gestione Separata, la tutela riguarda l'adozione e l'affidamento preadottivo, non l'affidamento non preadottivo.
È importante distinguere il termine entro cui richiedere il congedo parentale dalla sua durata: avere diritto alla fruizione fino a una determinata età del figlio non significa poter restare assenti dal lavoro per tutti quegli anni.
Quanto viene pagato il congedo parentale?
L'indennità ordinaria e i periodi con retribuzione maggiorata
Nel 2026, il congedo parentale dei lavoratori dipendenti è generalmente indennizzato al 30% della retribuzione media giornaliera, ma può arrivare all'80% per un massimo di 3 mesi complessivi tra i genitori, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
La percentuale applicata all'indennità per congedo parentale dipende dal periodo utilizzato e dai requisiti per accedere alla maggiorazione, come precisato dalla circolare INPS n. 95 del 26 maggio 2025.
| Periodo di congedo | Indennità prevista nel 2026 | Condizioni |
|---|---|---|
| Primi 3 mesi con maggiorazione | 80% della retribuzione | Entro i 6 anni del figlio e con requisiti temporali rispettati |
| Successivi 6 mesi indennizzabili | 30% della retribuzione | Senza limiti di reddito |
| Ulteriori 2 mesi | 30% della retribuzione | Solo con reddito individuale inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo annuo di pensione |
I 3 mesi all'80% rappresentano un limite complessivo familiare, non un periodo aggiuntivo per ciascun genitore. Devono inoltre essere utilizzati nell'ambito dei mesi riservati individualmente alla madre e al padre.
Per ottenere tutte le mensilità maggiorate, il congedo di maternità o di paternità alternativo deve essere terminato dopo il 31 dicembre 2024. Per figli nati o entrati in famiglia dal 1° gennaio 2025, la maggiorazione completa può spettare anche indipendentemente dalla data di conclusione di tali congedi.
Per situazioni precedenti si applicano regole transitorie:
Congedo obbligatorio terminato dopo il 31 dicembre 2022: un mese all'80%.
Congedo obbligatorio terminato dopo il 31 dicembre 2023: fino a due mesi all'80%.
Congedo obbligatorio terminato dopo il 31 dicembre 2024: fino a tre mesi all'80%.
Le maggiorazioni spettano anche al genitore solo. Se i periodi vengono utilizzati dopo il compimento dei 6 anni del figlio, l'indennità torna al 30%, nei limiti dei mesi indennizzabili.
Per le altre categorie professionali si applicano basi di calcolo differenti.
| Categoria | Indennità ordinaria | Base di calcolo |
|---|---|---|
| Lavoratori dipendenti | 30% o 80% | Retribuzione media giornaliera |
| Lavoratori autonomi | 30% | Retribuzione convenzionale giornaliera stabilita per categoria |
| Iscritti alla Gestione Separata | 30% | Reddito da lavoro rilevante ai fini contributivi |
Le maggiorazioni all'80% non si applicano al congedo parentale per lavoratrici e lavoratori autonomi né agli iscritti alla Gestione Separata.
Il calcolo dell'indennità con esempi pratici
Per i lavoratori dipendenti, l'indennità di congedo parentale viene calcolata sulla retribuzione media giornaliera del periodo di paga immediatamente precedente l'inizio del congedo.
La base di calcolo non comprende i ratei della tredicesima mensilità, le altre mensilità aggiuntive e i trattamenti accessori esclusi dalla normativa.
Per comprendere come funziona, consideriamo due esempi semplificati riferiti a un mese intero di congedo.
Esempio 1: lavoratrice con retribuzione di riferimento di 1.500 € lordi mensili.
Indennità ordinaria al 30%: 1.500 × 30% = 450 € lordi.
Indennità maggiorata all'80%: 1.500 × 80% = 1.200 € lordi.
Esempio 2: lavoratore con retribuzione di riferimento di 2.000 € lordi mensili.
Indennità ordinaria al 30%: 2.000 × 30% = 600 € lordi.
Indennità maggiorata all'80%: 2.000 × 80% = 1.600 € lordi.
Questi importi sono indicativi e presuppongono che l'intera retribuzione mensile considerata corrisponda alla base indennizzabile. Il calcolo effettivo avviene su base giornaliera e dipende dal periodo di astensione, dagli elementi retributivi ammessi e dalle condizioni individuali.
Per gli iscritti alla Gestione Separata, l'indennità giornaliera corrisponde al 30% di un trecentosessantacinquesimo del reddito da lavoro considerato ai fini contributivi nei 12 mesi di riferimento. Per gli autonomi si applica invece il 30% della retribuzione convenzionale giornaliera prevista per la categoria professionale.
Gli importi calcolati non rappresentano necessariamente le somme nette ricevute: il trattamento fiscale e le eventuali integrazioni previste dal contratto collettivo possono modificare quanto effettivamente percepito.
Come fare domanda di congedo parentale all'INPS?
I documenti e le informazioni necessari per la domanda
Nel 2026, per richiedere il congedo parentale è necessario presentare una domanda online all'INPS, indicando i dati del genitore, del figlio e il periodo di astensione dal lavoro richiesto.
Prima di iniziare la procedura, è consigliabile preparare le seguenti informazioni:
Documento d'identità, codice fiscale e credenziali SPID, CIE o CNS per accedere ai servizi digitali.
Dati anagrafici e codice fiscale del figlio per il quale si richiede il congedo.
Informazioni sul rapporto di lavoro, sul datore di lavoro e sulla categoria professionale.
Date di inizio e fine del congedo, specificando la modalità di fruizione giornaliera oppure oraria.
Informazioni sui periodi di congedo già utilizzati e, per le maggiorazioni, sui congedi di maternità o paternità rilevanti.
In caso di adozione o affidamento, possono essere richiesti ulteriori dati e documenti relativi all'ingresso del minore in famiglia.
Non è necessario allegare automaticamente tutti i documenti: la documentazione richiesta dipende dalla situazione del genitore e dalle informazioni già disponibili negli archivi previdenziali.
La presentazione della richiesta e il preavviso al datore di lavoro
La domanda di congedo parentale deve essere inviata prima dell'inizio del periodo richiesto, al più tardi il giorno stesso. Se viene presentata successivamente, l'indennità viene riconosciuta soltanto per i giorni successivi alla data di presentazione.
Per effettuare la richiesta online, occorre seguire questi passaggi:
Accedere al portale INPS con SPID, Carta d'Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
Cercare il servizio «Domande di maternità e paternità» e selezionare la domanda di congedo parentale.
Compilare i dati personali, le informazioni relative al figlio e i periodi di astensione richiesti.
Indicare la modalità di fruizione e dichiarare il diritto all'indennità maggiorata, quando spettante.
Verificare le informazioni, inviare la domanda e conservare la ricevuta con il numero di protocollo.
Dopo l'invio, il genitore può consultare lo stato della pratica attraverso il servizio online. La funzionalità «Consulta contatori congedo parentale» permette inoltre di verificare i periodi richiesti, quelli accolti con indennità e quelli accolti senza indennità.
In alternativa al servizio online, la domanda può essere inoltrata tramite il Contact Center INPS oppure rivolgendosi a un istituto di patronato, che la trasmette attraverso il portale patronati.
Per i lavoratori dipendenti è necessario rispettare anche il preavviso al datore di lavoro, secondo le modalità previste dal contratto collettivo.
| Modalità di congedo | Preavviso minimo ordinario |
|---|---|
| Congedo giornaliero o mensile | 5 giorni |
| Congedo parentale a ore | 2 giorni |
I contratti collettivi applicati dai datori di lavoro possono prevedere termini di preavviso più lunghi. Sono inoltre previste eccezioni nei casi di oggettiva impossibilità.
Per i lavoratori dipendenti, nel 2026 la procedura telematica consente di richiedere periodi di congedo con data di inizio non superiore a due mesi successivi alla presentazione della domanda.
Si può utilizzare il congedo parentale a ore o in più periodi?
Nel 2026, i lavoratori dipendenti possono usufruire del congedo parentale in modo continuativo, frazionato oppure a ore. Questo permette ai genitori di organizzare l'assenza dal lavoro in base alle esigenze familiari, senza dover utilizzare tutti i mesi disponibili consecutivamente.
Le principali modalità di fruizione del congedo parentale sono:
Congedo continuativo: il genitore si assenta dal lavoro per un periodo ininterrotto, composto da più giorni, settimane o mesi.
Congedo frazionato: il periodo di astensione viene suddiviso in più intervalli, alternati a giornate di lavoro.
Congedo a ore: il lavoratore utilizza soltanto una parte della giornata lavorativa per prendersi cura del figlio.
Per il congedo parentale a ore, le modalità di utilizzo sono stabilite dal contratto collettivo, anche aziendale. In assenza di una disciplina contrattuale specifica, il genitore può utilizzare il congedo per un numero di ore pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga precedente.
Ad esempio, con un orario medio di 8 ore giornaliere, è possibile utilizzare 4 ore di congedo parentale al giorno. In caso di lavoro part-time, il riferimento viene riproporzionato.
Le ore utilizzate vengono convertite in giornate equivalenti secondo le regole applicabili e sottratte dal periodo complessivo di congedo disponibile. La fruizione oraria non aumenta quindi la durata massima spettante né modifica le condizioni previste per l'indennità.
Il congedo parentale a ore non può essere cumulato, nelle stesse giornate, con altri permessi o riposi disciplinati dal testo unico sulla maternità e paternità, salvo le specifiche eccezioni previste dalla normativa.
Per i genitori lavoratori dipendenti di figli con disabilità grave è inoltre previsto il prolungamento del congedo parentale. Nel 2026, il congedo ordinario e il prolungamento possono raggiungere complessivamente 3 anni, utilizzabili entro i 14 anni di vita del figlio, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
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