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Lavoro e Disoccupazione Testa l'idoneità
La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta dall’INPS ai lavoratori che perdono involontariamente il proprio impiego. Offre un sostegno economico temporaneo durante la ricerca di una nuova occupazione. Importo e durata dipendono dalla retribuzione e dai contributi maturati.

Sommario

  1. NASpI 2026: requisiti, importo, durata, domanda e come funziona
  2. Cos’è la NASpI e chi può richiederla?
  3. Quanto si prende di NASpI e quanto dura?
  4. Come fare domanda per la NASpI?
  5. Cosa succede alla NASpI se trovi lavoro o cambia la tua situazione?

NASpI 2026: requisiti, importo, durata, domanda e come funziona

La NASpI, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è l’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta dall’INPS a determinate categorie di lavoratori che perdono involontariamente il proprio lavoro. È una prestazione economica di sostegno al reddito che tutela il lavoratore durante il periodo di disoccupazione e lo accompagna verso una nuova occupazione.

Non basta però essere senza impiego per avere automaticamente diritto alla NASpI. La legge prevede requisiti legati alla cessazione del rapporto di lavoro, alla contribuzione maturata e alla disponibilità immediata a partecipare alle misure previste dai servizi per l’impiego.

In questa guida vediamo come funziona la NASpI nel 2026, chi può richiederla, quanto spetta, quanto dura, come presentare la domanda all’INPS e cosa succede se inizi una nuova attività lavorativa. Vedremo anche quando viene pagata la NASpIcome vedere quanti giorni di NASpI mi rimangono, oltre alle regole su lavoro subordinato, partita IVA, NASpI-Com e anticipazione.

Cos’è la NASpI e chi può richiederla?

La NASpI è una prestazione di disoccupazione introdotta dal decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 e gestita dall’INPS. È rivolta principalmente ai lavoratori titolari di un rapporto di lavoro subordinato che perdono involontariamente la propria occupazione.

Possono rientrare nella tutela, oltre ai dipendenti del settore privato, apprendisti, soci lavoratori di cooperative con rapporto subordinato, personale artistico subordinato e dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. Sono inoltre comprese alcune categorie di operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti da cooperative e loro consorzi.

Quali sono i requisiti per ottenere la NASpI?

Il primo requisito per avere diritto alla NASpI è trovarsi in stato di disoccupazione a seguito della perdita involontaria del lavoro.

In altre parole, la cessazione del rapporto non deve normalmente dipendere da una scelta libera del lavoratore. Un licenziamento o la scadenza di un contratto a tempo determinato possono permettere di accedere alla prestazione; le normali dimissioni volontarie, invece, generalmente no.

Devi inoltre aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Il vecchio requisito dei 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti non è più richiesto.

Dal 1° gennaio 2025 si applica inoltre una regola specifica che resta valida nel 2026. Se nei 12 mesi precedenti la nuova cessazione involontaria hai lasciato volontariamente un precedente rapporto a tempo indeterminato, devi in generale aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione tra le dimissioni e la successiva perdita involontaria dell’impiego.

Per esempio, se ti dimetti da un contratto a tempo indeterminato, inizi subito un nuovo lavoro e vieni licenziato dopo poche settimane, potresti non aver maturato la contribuzione necessaria per chiedere la NASpI.

Questa regola non viene applicata nello stesso modo alle cessazioni già considerate involontarie dalla normativa, come alcune dimissioni per giusta causa, le dimissioni nel periodo tutelato di maternità o paternità e specifiche ipotesi di risoluzione consensuale.

La presentazione della domanda di NASpI equivale inoltre alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID). Devi quindi essere disponibile a cercare un nuovo lavoro e a partecipare alle misure di politica attiva concordate con il Centro per l’Impiego.

In sintesi, per richiederla devi verificare soprattutto tre condizioni: appartenere a una categoria tutelata, aver perso involontariamente il lavoro e possedere le settimane di contribuzione richieste. La verifica definitiva viene effettuata dall’INPS.

Quando spetta in caso di licenziamento, dimissioni o scadenza del contratto?

Il motivo della cessazione del rapporto è determinante.

In caso di licenziamento, il requisito della disoccupazione involontaria è normalmente soddisfatto. Questo vale anche, in presenza degli altri requisiti, per il licenziamento disciplinare.

Anche la naturale scadenza di un contratto a tempo determinato può dare diritto alla NASpI: il lavoratore non ha infatti scelto di interrompere volontariamente il rapporto.

Diverso è il caso delle dimissioni volontarie. In linea generale, chi decide autonomamente di lasciare il proprio impiego non può richiedere la prestazione. Esistono però alcune eccezioni.

Una delle principali riguarda le dimissioni per giusta causa, cioè quelle determinate da circostanze tanto gravi da non consentire ragionevolmente la prosecuzione del rapporto. Possono rientrare, a seconda del caso, il mancato pagamento della retribuzione, molestie, mobbing o altri comportamenti gravi del datore di lavoro. La giusta causa deve comunque poter essere documentata.

La tutela può essere riconosciuta anche per dimissioni avvenute durante il periodo protetto di maternità o paternità e in determinate ipotesi di risoluzione consensuale previste dalla legge.

Particolare attenzione va prestata alle dimissioni per fatti concludenti. Un’assenza ingiustificata protratta oltre i limiti previsti può portare alla cessazione del rapporto per volontà del lavoratore e, di conseguenza, alla mancanza del diritto alla NASpI. Se invece il datore procede con un vero licenziamento disciplinare, la prestazione può spettare se sono rispettati gli altri requisiti.

Chi non ha diritto alla NASpI?

Non tutti coloro che rimangono senza lavoro possono ricevere questa assicurazione sociale.

Sono normalmente esclusi coloro che si dimettono volontariamente senza rientrare nelle eccezioni previste dalla normativa.

Non hanno diritto alla NASpI nemmeno i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni. I dipendenti pubblici a tempo determinato possono invece richiederla se rispettano le altre condizioni.

Gli operai agricoli a tempo determinato sono generalmente tutelati attraverso la specifica disoccupazione agricola, mentre alcune categorie di operai agricoli a tempo indeterminato possono rientrare nella NASpI.

Sono previste regole specifiche anche per i lavoratori stagionali extracomunitari e per chi raggiunge i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

La NASpI non va inoltre confusa con la DIS-COLL, prestazione rivolta a determinate categorie di collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata INPS.

Infine, anche un lavoratore appartenente a una categoria ammessa non può ricevere la NASpI se non raggiunge le 13 settimane di contribuzione richieste o se la cessazione del rapporto non permette di acquisire lo stato di disoccupazione previsto dalla legge.

In caso di dubbi è consigliabile consultare il sito ufficiale dell’INPS o contattare l’Istituto, un patronato o i servizi competenti.

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Quanto si prende di NASpI e quanto dura?

L’importo della NASpI e la durata della prestazione cambiano da lavoratore a lavoratore. Il calcolo tiene conto della retribuzione assoggettata a contribuzione e delle settimane contributive maturate negli ultimi quattro anni.

Come si calcola l’importo della NASpI nel 2026?

Per il calcolo, l’INPS considera la retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, comprese le mensilità aggiuntive. Il totale viene diviso per le settimane di contribuzione e moltiplicato per 4,33, ottenendo così la retribuzione media mensile.

Nel 2026 la retribuzione mensile di riferimento è pari a 1.456,72 euro, mentre il massimale della prestazione è di 1.584,70 euro mensili.

La formula funziona così:

  • se la retribuzione media mensile è pari o inferiore a 1.456,72 euro, la NASpI corrisponde al 75% della retribuzione media;
  • se la retribuzione supera questa soglia, si aggiunge al 75% di 1.456,72 euro il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia;
  • l’indennità non può comunque superare il massimale previsto per il 2026.

Se, ad esempio, la tua retribuzione media è di 1.200 euro, l’importo iniziale è:

1.200 × 75% = 900 euro lordi mensili.

Con una retribuzione media mensile di 1.800 euro, invece, si ottengono circa:

  • 1.092,54 euro, pari al 75% della soglia;
  • più 85,82 euro, pari al 25% dei 343,28 euro eccedenti.

L’importo iniziale sarà quindi di circa 1.178,36 euro lordi al mese.

Il calcolo definitivo spetta sempre all’INPS sulla base dei contributi presenti nei propri archivi. Accedendo al portale puoi consultare il prospetto della domanda e verificare importo, durata e dati utilizzati.

Quanto dura la NASpI e come diminuisce nel tempo?

La durata dipende dalle settimane di contribuzione presenti nei quattro anni precedenti la disoccupazione.

La NASpI viene corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive utili, escludendo quelle che hanno già dato diritto a precedenti prestazioni di disoccupazione.

In pratica:

  • 52 settimane contributive possono dare circa 26 settimane di NASpI;
  • 104 settimane possono dare circa 52 settimane;
  • 156 settimane possono dare circa 78 settimane;
  • 208 settimane possono dare circa 104 settimane.

La prestazione può quindi durare per un massimo di 24 mesi.

L’importo, però, non rimane invariato per tutto il periodo. Per la generalità dei beneficiari viene ridotto del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di fruizione, cioè dal 151° giorno.

Per chi ha compiuto almeno 55 anni alla data di presentazione della domanda, la riduzione inizia invece dall’ottavo mese, cioè dal 211° giorno.

Se vuoi sapere come vedere quanti giorni di NASpI mi rimangono, puoi accedere ai servizi online INPS e consultare la domanda e il relativo prospetto. In questo modo puoi controllare sia la durata riconosciuta sia la misura dell’indennità.

Durante il periodo di fruizione vengono inoltre accreditati contributi figurativi, utili secondo le regole previdenziali per la futura pensione.

Quando arriva il pagamento della NASpI?

Per capire quando viene pagata la NASpI bisogna distinguere la decorrenza della prestazione dal giorno effettivo dell’accredito.

Non esiste infatti una data mensile unica nella quale tutti i beneficiari ricevono il pagamento. La tempistica dipende dalla lavorazione della pratica e dalla situazione del singolo utente.

Se la domanda viene presentata entro gli otto giorni successivi alla cessazione del rapporto, la NASpI decorre dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione.

Se invece viene presentata dopo l’ottavo giorno, ma comunque entro 68 giorni dalla cessazione, la prestazione decorre dal giorno successivo alla presentazione della domanda.

Questo significa che l’ottavo giorno non rappresenta la scadenza per richiederla: nei casi ordinari hai 68 giorni di tempo. Presentarla rapidamente evita però di perdere giorni di indennità.

Sono previste regole particolari in presenza di malattia, maternità, infortunio sul lavoro o malattia professionale, che possono incidere sulla decorrenza o sui termini della richiesta.

Una volta accolta la domanda, puoi controllare la situazione accedendo a MyINPS e ai servizi di consultazione. Il servizio dedicato agli ultimi pagamenti permette inoltre di verificare gli importi già disposti dall’Istituto.

Il pagamento può avvenire tramite conto corrente bancario o postale, libretto postale oppure con le altre modalità previste dall’INPS. Il conto deve essere intestato o cointestato al beneficiario.

Come fare domanda per la NASpI?

La domanda di NASpI deve essere presentata dopo la cessazione del rapporto e in modalità telematica. Puoi procedere autonomamente online oppure chiedere assistenza a un patronato o utilizzare i canali messi a disposizione dall’INPS.

Entro quando e come presentare la domanda NASpI all’INPS?

In via ordinaria, la NASpI deve essere presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Non puoi inoltrare la richiesta prima che il contratto sia terminato. La finestra si apre quindi normalmente dalla data di cessazione.

Esistono alcune eccezioni. In presenza di maternità indennizzata, malattia, infortunio, mancato preavviso, vertenze o particolari forme di licenziamento, la data dalla quale iniziano a decorrere i 68 giorni può cambiare.

La richiesta può essere presentata direttamente dal portale INPS, accedendo ai servizi online tramite SPID, CIE o CNS. Una volta effettuato l’accesso, cerca il servizio dedicato alla NASpI e avvia la compilazione della nuova domanda.

La procedura è telematica e utilizza diverse informazioni già presenti negli archivi dell’Istituto.

Puoi anche rivolgerti a un patronato oppure contattare il Contact Center INPS. Dopo la presentazione, puoi controllare lo stato della richiesta accedendo alla tua area personale, dove vengono pubblicate le comunicazioni relative alla gestione della pratica.

Nel sito www.inps.it il menu e la Home possono cambiare nel tempo: utilizza quindi la funzione di ricerca del portale. Se cliccando su un servizio il browser apre una nuova finestra, verifica sempre di essere sul dominio ufficiale dell’Istituto. Le impostazioni dei cookie tecnici o dei cookie non tecnici non incidono sul diritto alla prestazione.

Quali documenti e informazioni servono?

Molti dati vengono acquisiti automaticamente dall’INPS, quindi non tutti i lavoratori devono presentare gli stessi documenti.

È comunque utile avere a disposizione:

  • documento d’identità e codice fiscale;
  • dati dell’ultimo datore di lavoro;
  • tipologia e data di cessazione del contratto;
  • motivo della cessazione;
  • documentazione relativa a eventuali dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • dati sulle attività lavorative ancora in corso;
  • IBAN intestato o cointestato al beneficiario.

Se sei titolare di una partita IVA, iscritto alla Gestione Separata o a una gestione autonoma, devi prestare particolare attenzione alle informazioni sul reddito.

L’INPS può verificare automaticamente la presenza di una partita IVA, l’iscrizione alla Gestione Separata, alle gestioni di artigiani e commercianti o ad albi e casse professionali.

Quando richiesto, devi indicare il reddito annuo presunto. La comunicazione può essere necessaria anche quando prevedi un reddito pari a zero.

È quindi importante controllare attentamente i dati presenti durante la compilazione e fornire eventuale documentazione aggiuntiva utile alla verifica dei requisiti.

Cosa fare dopo la domanda: DID, SIISL e Centro per l’Impiego

La presentazione della domanda equivale alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) al lavoro.

Questo significa che il beneficiario non riceve soltanto un sostegno economico, ma entra anche in un percorso finalizzato alla ricerca di una nuova occupazione.

Dopo la richiesta è necessario interagire con il Centro per l’Impiego e con i servizi per il lavoro per arrivare alla definizione del Patto di Servizio Personalizzato.

I percettori della NASpI vengono inoltre iscritti al SIISL, Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa.

Dall’inizio della fruizione della prestazione, il beneficiario deve accedere alla piattaforma secondo le tempistiche previste per completare le informazioni, inserire o aggiornare il curriculum e sottoscrivere il Patto di Attivazione Digitale (PAD).

Queste informazioni permettono ai centri per l’impiego di definire il profilo del lavoratore e proporre attività di orientamento, formazione o ricerca di occupazione.

Problemi puramente tecnici nella compilazione della piattaforma non determinano automaticamente la perdita della NASpI. Diverso è invece il mancato rispetto, senza giustificato motivo, degli obblighi di politica attiva o delle convocazioni previste.

Per questo è utile controllare regolarmente MyINPS, SIISL e i propri contatti, verificando eventuali comunicazioni ricevute dai servizi competenti.

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Cosa succede alla NASpI se trovi lavoro o cambia la tua situazione?

Trovare un nuovo lavoro durante la NASpI non determina automaticamente la perdita dell’indennità. In base a durata, contratto e reddito, la prestazione può essere sospesa, ridotta o terminare.

Le variazioni rilevanti devono essere comunicate all’INPS, in particolare attraverso il servizio NASpI-Com.

NASpI e nuovo lavoro: quando viene sospesa o ridotta?

Se inizi un nuovo rapporto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, la NASpI può essere sospesa per la durata del contratto. Una volta terminato il nuovo impiego, l’erogazione riprende per il periodo residuo.

La sospensione può essere effettuata automaticamente dall’INPS attraverso le comunicazioni relative all’inizio del rapporto.

In determinate condizioni è invece possibile continuare a percepire la NASpI in misura ridotta.

Se il reddito da lavoro subordinato rimane entro la soglia compatibile prevista, devi comunicare all’INPS il reddito presunto. La prestazione viene quindi ridotta dell’80% del reddito previsto, rapportato al periodo interessato.

La comunicazione va effettuata attraverso NASpI-Com nei termini applicabili.

Regole specifiche valgono quando il rapporto dura più di sei mesi, è a tempo indeterminato oppure quando il lavoratore aveva più contratti part-time e ne perde soltanto uno.

In questi casi la mancata comunicazione dei dati richiesti può causare la decadenza.

Se invece inizi un nuovo rapporto negli otto giorni immediatamente successivi alla cessazione del precedente, prima della decorrenza della NASpI, e anche questo contratto termina involontariamente, può essere necessario presentare una nuova domanda.

NASpI con partita IVA, lavoro autonomo o altre prestazioni

La NASpI può essere compatibile, entro determinati limiti, con il lavoro autonomo.

Se inizi un’attività autonoma e il reddito previsto rimane entro la soglia prevista dalla normativa, la prestazione può essere mantenuta in forma ridotta. La riduzione è pari all’80% del reddito presunto rapportato al periodo interessato.

Devi però comunicare all’INPS l’avvio dell’attività e il reddito previsto entro i termini stabiliti, normalmente attraverso NASpI-Com.

Se l’attività era già presente al momento della domanda, il reddito deve essere dichiarato durante la richiesta o tramite la successiva comunicazione prevista.

Questo obbligo riguarda anche chi possiede una partita IVA o è iscritto alla Gestione Separata. In alcuni casi la dichiarazione deve essere effettuata anche se il reddito previsto è pari a zero e aggiornata per gli anni successivi.

Sono previste regole specifiche anche per il lavoro occasionale e per il rapporto tra NASpI e altre prestazioni.

Il raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata, ad esempio, comporta la decadenza dalla prestazione. In presenza dell’assegno ordinario di invalidità, invece, si applicano le regole di scelta previste dall’Istituto.

Quando la NASpI viene sospesa, decade o può essere richiesta in anticipo?

Sospensione e decadenza non sono la stessa cosa.

Con la sospensione, il pagamento viene temporaneamente interrotto e può riprendere quando termina la causa che l’ha determinata. È quanto può accadere, ad esempio, durante un nuovo contratto subordinato breve.

La decadenza determina invece la perdita del diritto.

Può verificarsi, tra gli altri casi, per:

  • perdita dello stato di disoccupazione;
  • mancata comunicazione del reddito quando obbligatoria;
  • avvio di un’attività autonoma senza la comunicazione richiesta;
  • raggiungimento dei requisiti per determinate pensioni;
  • mancato rispetto degli obblighi di politica attiva nei casi previsti.

Esiste infine la NASpI anticipata, destinata a chi vuole utilizzare la prestazione per avviare un’attività professionale o imprenditoriale.

Puoi richiederla, ad esempio, per avviare un’attività di lavoro autonomo, un’impresa individuale, sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già avviata oppure sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale lavorerai come socio.

Dal 1° gennaio 2026 l’anticipazione non viene più necessariamente erogata tutta insieme. Per le nuove domande il pagamento è previsto in due rate:

  • il 70% dell’importo spettante con la liquidazione della richiesta;
  • il restante 30% al termine del periodo teorico della prestazione e comunque secondo le tempistiche previste dalla nuova disciplina.

Prima della seconda erogazione l’INPS verifica che il beneficiario continui a rispettare le condizioni richieste.

La domanda di anticipazione deve essere generalmente presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività autonoma, dell’impresa o dalla sottoscrizione della quota della cooperativa. Se l’attività esisteva già prima della cessazione del rapporto che ha dato diritto alla NASpI, il termine decorre dalla presentazione della domanda di disoccupazione.

La scelta deve essere valutata con attenzione: iniziare successivamente un rapporto di lavoro subordinato incompatibile può incidere sulla seconda rata e, nei casi previsti, comportare anche la restituzione delle somme percepite.

Prima di chiedere l’anticipazione è quindi utile verificare le regole aggiornate sul sito INPS e valutare se questa modalità sia effettivamente adatta al proprio progetto di lavoro autonomo o di impresa.

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