Cos’è il bonus ISCRO e chi può richiederlo?
ISCRO: cosa significa e a quali lavoratori autonomi è rivolto
ISCRO significa Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. È una prestazione INPS pensata per sostenere i lavoratori autonomi che continuano a svolgere la propria attività professionale ma hanno registrato una riduzione significativa del reddito.
La misura era stata introdotta inizialmente in via sperimentale per il triennio 2021-2023. Con la Legge di Bilancio 2024 è diventata strutturale a partire dal 1° gennaio 2024, entrando quindi stabilmente tra gli strumenti di sostegno al reddito destinati al lavoro autonomo.
Il bonus ISCRO non è una normale indennità di disoccupazione. A differenza della NASpI, il beneficiario non deve cessare la propria attività lavorativa. Al contrario, la partita IVA deve essere attiva e deve rimanere tale durante il periodo di erogazione.
La prestazione è rivolta ai liberi professionisti e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS che esercitano abitualmente un’attività professionale. Possono rientrare anche i partecipanti a studi associati o società semplici quando producono reddito da lavoro autonomo.
Non tutte le partite IVA possono quindi accedere al bonus. Per esempio, chi è iscritto a una cassa previdenziale professionale obbligatoria diversa dalla Gestione Separata non rientra tra i beneficiari della misura.
L’ISCRO è stata introdotta proprio per tutelare una categoria che non accede normalmente agli stessi ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori dipendenti.
Per capire la differenza, puoi consultare anche la guida WIZBII su come funziona la NASpI, prestazione destinata principalmente ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente il proprio impiego.
Quali sono i requisiti del bonus ISCRO ?
Per accedere al bonus ISCRO è necessario rispettare contemporaneamente diversi requisiti.
Prima di tutto devi essere un lavoratore autonomo iscritto alla Gestione Separata INPS e avere una partita IVA attiva da almeno tre anni alla data di presentazione della domanda. La partita IVA deve riguardare l’attività che ha determinato l’iscrizione alla gestione previdenziale.
Devi inoltre:
- non essere titolare di un trattamento pensionistico diretto;
- non essere assicurato presso altre forme previdenziali obbligatorie;
- non ricevere l’Assegno di Inclusione durante il periodo di fruizione;
- essere in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria;
- rispettare i requisiti relativi al reddito da lavoro autonomo.
Proprio il requisito reddituale è uno degli elementi più importanti.
Per una domanda presentata nel 2026, il reddito da lavoro autonomo prodotto nel 2025 deve essere inferiore al 70% della media dei redditi da lavoro autonomo prodotti nel 2023 e nel 2024.
Facciamo un esempio.
Se un professionista ha dichiarato:
- 7.000 euro di reddito autonomo nel 2023;
- 5.000 euro nel 2024;
- la media dei due anni è di 6.000 euro.
Il 70% di 6.000 euro è pari a 4.200 euro. Per rispettare questo requisito, il reddito da lavoro autonomo dichiarato per il 2025 dovrà quindi essere inferiore a 4.200 euro.
Esiste però anche un secondo limite. Per l’ISCRO 2026 il reddito autonomo dell’anno precedente alla domanda, quindi quello del 2025, non deve essere superiore a 12.749,18 euro. Questa soglia viene aggiornata ogni anno sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.
Nel calcolo vengono considerati i redditi da lavoro autonomo dichiarati fiscalmente. L’INPS indica, a seconda del regime utilizzato, i redditi presenti nei quadri RE, RH o LM della dichiarazione dei redditi, quest’ultimo particolarmente rilevante per chi opera in regime forfettario.
Non entrano invece nello stesso calcolo eventuali redditi da lavoro dipendente, parasubordinato o da partecipazione a impresa.
Quanto spetta con l’ISCRO e per quanti mesi?
L’importo del bonus ISCRO non è uguale per tutti. Dipende dalla media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti all’anno precedente alla domanda.
L’indennità mensile è pari al 25%, calcolato su base semestrale, della media dei redditi da lavoro autonomo utilizzati come riferimento.
Per una domanda ISCRO presentata nel 2026 vengono quindi considerati i redditi autonomi del 2023 e del 2024.
Supponiamo che un professionista abbia dichiarato 7.000 euro nel 2023 e 5.000 euro nel 2024.
La media è:
(7.000 + 5.000) ÷ 2 = 6.000 euro
La base semestrale è:
6.000 ÷ 2 = 3.000 euro
Il 25% è:
3.000 × 25% = 750 euro
In questo esempio, l’indennità mensile sarebbe quindi di 750 euro.
Nel 2026 sono comunque previsti un importo minimo e uno massimo. L’ISCRO non può essere inferiore a 255,53 euro al mese né superiore a 817,69 euro al mese.
La prestazione viene erogata per sei mensilità, a partire dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
Di conseguenza, al valore massimo 2026 il sostegno può raggiungere complessivamente circa 4.906 euro in sei mesi.
L’ISCRO concorre alla formazione del reddito fiscale del beneficiario e non dà diritto all’accredito di contribuzione figurativa. Questo significa che i mesi durante i quali viene percepita la prestazione non generano automaticamente nuovi contributi utili ai fini pensionistici.
Come richiedere il bonus ISCRO ?
Quando e come presentare la domanda all’INPS
Per il 2026 il servizio online per la presentazione della domanda ISCRO è stato aperto il 15 giugno.
La richiesta deve essere presentata entro il 31 ottobre 2026. La scadenza vale per questa annualità e non deve essere confusa con riferimenti come la “scadenza 180 giorni”, che riguarda altre prestazioni e non rappresenta il termine previsto per l’ISCRO.
La modalità principale è online attraverso il sito web INPS.
Dalla home del portale puoi accedere al servizio denominato “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” e selezionare l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa.
Per utilizzare il servizio è necessario autenticarsi con una delle identità digitali ammesse dall’Istituto.
Durante la pratica può essere necessario autocertificare i redditi prodotti negli anni interessati qualora questi dati non siano già disponibili negli archivi dell’INPS.
L’Istituto effettua successivamente i controlli sui requisiti e comunica con l’Agenzia delle Entrate per verificare i dati reddituali dichiarati dal richiedente.
La domanda può essere presentata anche:
- tramite Contact Center INPS;
- attraverso un patronato o un intermediario abilitato.
- I numeri del Contact Center indicati dall’INPS sono 803 164 da rete fissa e 06 164 164 da rete mobile.
Una volta inviata la domanda, è utile conservare la ricevuta e controllare periodicamente lo stato della pratica nell’area personale.
Il termine ordinario indicato dall’INPS per la definizione del provvedimento è di 30 giorni, anche se i tempi effettivi possono dipendere dai controlli necessari.
Quando navighi sul sito INPS puoi inoltre trovare sezioni dedicate a informativa, privacy e cookie, assistenza, servizi online e comunicazioni. Per sapere se la domanda è aperta e quali sono i requisiti effettivi, è però sempre meglio fare riferimento alla pagina ufficiale della prestazione e agli ultimi messaggi o circolari pubblicati dall’Istituto.
Chi ha già ricevuto ISCRO può richiederla di nuovo?
Una delle regole più importanti riguarda la frequenza con cui l’indennità può essere richiesta.
La legge stabilisce che l’ISCRO non può essere richiesta nel biennio successivo all’anno di inizio della fruizione.
Per questo motivo, nel 2026 non possono presentare una domanda valida i lavoratori autonomi che hanno già beneficiato dell’ISCRO nel 2024 o nel 2025. Le richieste presentate in questi casi vengono rigettate dall’INPS.
Possono invece presentare domanda nel 2026 coloro che non hanno richiesto la prestazione nei due anni precedenti.
Possono farlo anche le persone che avevano presentato una domanda nel 2024 o nel 2025 ma non avevano effettivamente avuto accesso alla prestazione, perché la richiesta era stata respinta o il beneficio era stato revocato dall’origine.
È quindi la fruizione dell’indennità, e non la semplice presentazione di una domanda precedente, a essere determinante.
Attenzione anche alle incompatibilità.
L’ISCRO è incompatibile con:
- pensioni dirette;
- NASpI;
- DIS-COLL;
- indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo;
- Assegno di Inclusione;
- determinate cariche elettive o politiche remunerate.
Chi svolge una collaborazione e perde involontariamente il lavoro può quindi verificare, in base alla propria posizione previdenziale, se rientra invece nella DIS-COLL.
Allo stesso modo, chi si trova in una situazione economica e familiare particolarmente fragile può approfondire i requisiti dell’Assegno di Inclusione, ricordando però che ADI e ISCRO non possono essere percepiti contemporaneamente.
Pagamento, partita IVA, formazione e decadenza dell’ISCRO
Se la domanda viene accolta, l’ISCRO decorre dal giorno successivo alla data di presentazione della richiesta e viene erogata per sei mesi.
L’accredito avviene secondo le modalità indicate dal beneficiario nella pratica INPS. L’importo mensile resta compreso tra il minimo e il massimo stabiliti per l’anno di riferimento.
Per mantenere il diritto al bonus è fondamentale che la partita IVA resti attiva. La cessazione della partita IVA durante il periodo di erogazione determina infatti la decadenza dalla prestazione.
Il diritto può decadere anche se, durante i sei mesi, il beneficiario:
- diventa titolare di un trattamento pensionistico diretto;
- viene iscritto a un’altra forma previdenziale obbligatoria;
- diventa beneficiario dell’Assegno di Inclusione.
L’ISCRO è quindi particolare rispetto ad altri bonus: il suo obiettivo non è accompagnare la cessazione dell’attività, ma offrire un sostegno temporaneo al professionista mentre continua a lavorare e cerca di recuperare stabilità economica.
La misura è collegata anche all’aggiornamento professionale. I beneficiari sono tenuti a partecipare a percorsi destinati a rafforzare le proprie competenze e favorire la continuità dell’attività lavorativa. I criteri operativi dei percorsi vengono definiti attraverso le disposizioni previste dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Prima di inviare la domanda conviene quindi fare un controllo finale.
Devi verificare di essere titolare di partita IVA attiva da almeno tre anni, avere l’iscrizione alla Gestione Separata, essere in regola con i contributi, non avere altre forme previdenziali obbligatorie e rispettare entrambi i criteri relativi al reddito.
Per il 2026 bisogna inoltre ricordare due dati fondamentali: il reddito autonomo del 2025 deve essere inferiore al 70% della media dei redditi 2023 e 2024 e non deve comunque superare 12.749,18 euro.
Chi soddisfa tutti i requisiti può presentare la domanda entro il 31 ottobre 2026. Poiché oggi la finestra è ancora aperta, chi pensa di avere diritto all’indennità può verificare subito la propria situazione reddituale e previdenziale e procedere attraverso il servizio INPS, il Contact Center o un patronato.
